1. Simone (Pietro)
Originario di Betsaida e fratello di Andrea, era un pescatore prima di seguire Gesù. Gesù lo soprannominò "Pietro", che significa "roccia". È considerato il leader degli apostoli e il primo papa della Chiesa. Fu crocifisso a Roma sotto l'imperatore Nerone.
2. Andrea
Fratello di Pietro e anch'egli pescatore. Fu uno dei primi a seguire Gesù e presentò suo fratello Pietro al Maestro. È venerato come santo patrono della Grecia e fu crocifisso su una croce a forma di X.
3. Giacomo il Maggiore
Figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni, era un pescatore. Fu uno dei tre apostoli più vicini a Gesù e assistette a eventi chiave come la Trasfigurazione. È considerato il primo apostolo martire, ucciso da Erode Agrippa.
4. Giovanni
Fratello di Giacomo il Maggiore e figlio di Zebedeo. È tradizionalmente identificato come l'autore del Vangelo di Giovanni, delle lettere giovannee e dell'Apocalisse. Fu l'unico apostolo a morire di morte naturale.
5. Filippo
Originario di Betsaida, come Pietro e Andrea. Fu uno dei primi discepoli di Gesù e lo presentò a Natanaele (Bartolomeo). Predicò in diverse regioni e, secondo la tradizione, fu martirizzato in Frigia
6. Bartolomeo (Natanaele)
Identificato come Natanaele nei Vangeli. Gesù lo lodò per la sua sincerità. Secondo la tradizione, predicò in India e fu martirizzato tramite scuoiamento vivo.
7. Tommaso
Conosciuto come "Tommaso il dubbioso" per la sua iniziale incredulità sulla risurrezione di Gesù. Evangelizzò in India, dove è venerato come santo patrono, e morì martire.
8. Matteo (Levi)
Era un esattore delle tasse prima di seguire Gesù. È tradizionalmente considerato l'autore del Vangelo di Matteo. Predicò in diverse regioni e, secondo alcune tradizioni, morì martire.
9. Giacomo il Minore
Figlio di Alfeo, è chiamato "il Minore" per distinguerlo da Giacomo il Maggiore. È considerato il primo vescovo di Gerusalemme e autore della Lettera di Giacomo. Fu lapidato o gettato da un tempio e poi colpito a morte.
10. Taddeo (Giuda di Giacomo)
Chiamato anche Giuda Taddeo, è noto per aver scritto la Lettera di Giuda nel Nuovo Testamento. Predicò in Mesopotamia e fu martirizzato in Persia.
11. Simone il Cananeo (o lo Zelota)
Spesso identificato con il soprannome "lo Zelota", che potrebbe indicare la sua fervente devozione. Predicò in diverse regioni e, secondo la tradizione, fu martirizzato.
12. Giuda Iscariota
Famoso per aver tradito Gesù consegnandolo ai sommi sacerdoti per trenta monete d'argento. Dopo il suo tradimento, si suicidò. Fu poi sostituito da Mattia come apostolo.
Per ricostruire la storia di Roma tra il XV e il XVI secolo, le fonti dirette principali includono cronache, diari, documenti ufficiali, lettere e opere letterarie scritte da testimoni contemporanei. Ecco le più rilevanti:
1. Cronache e Diari
Stefano Infessura – Diario della città di Roma
Resoconto dettagliato della Roma del tardo Quattrocento, con particolare attenzione al papato e agli eventi politici.
Johann Burchard – Diarium (Diario di Burchard)
Maestro di cerimonie pontificio, descrive con precisione gli avvenimenti della corte papale tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo, compresi gli scandali della famiglia Borgia.
Marcello Alberini – Diario romano
Un altro importante diario che offre una testimonianza diretta sulla Roma della prima metà del Cinquecento.
2. Documenti Pontifici e Archivi Vaticani
Bolle papali e atti della Cancelleria Apostolica
Documenti ufficiali dei papi che governarono Roma nel periodo (Niccolò V, Alessandro VI, Giulio II, Leone X, Clemente VII, ecc.).
Relazioni dei nunzi apostolici e ambasciatori stranieri
Lettere e dispacci degli ambasciatori veneziani e spagnoli, spesso ricche di dettagli sulla politica e la vita quotidiana.
3. Opere di Storiografi e Umanisti
Bartolomeo Platina – Vitae Pontificum (Vite dei Papi)
Storia dei papi, con particolare attenzione alla fine del Quattrocento.
Paolo Giovio – Historiarum sui temporis libri (Storia dei suoi tempi)
Opera storica che copre anche gli eventi di Roma nel primo Cinquecento, inclusi i conflitti tra papi e imperatori.
Francesco Guicciardini – Storia d'Italia
Testimonianza fondamentale sulla politica italiana e gli eventi che coinvolsero Roma nel XVI secolo, inclusi il Sacco di Roma del 1527 e le lotte tra il Papato e le potenze europee.
4. Testimonianze sul Sacco di Roma (1527)
Luigi Guicciardini – La Sacra Ruina di Roma
Resoconto dettagliato dell'assedio e del saccheggio della città da parte delle truppe imperiali di Carlo V.
Benvenuto Cellini – Vita (autobiografia)
Racconta in prima persona la sua partecipazione alla difesa di Castel Sant’Angelo durante il Sacco di Roma.
Le principali fonti antiche che descrivono gli eventi delle Idi di Marzo (15 marzo 44 a.C.) e l'assassinio di Gaio Giulio Cesare provengono sia dalla storiografia greca che da quella latina. Ecco le più rilevanti:
Fonti latine
1. Gaio Svetonio Tranquillo – Vita Divi Iulii (in De vita Caesarum)
Svetonio scrive una biografia di Cesare all'interno della sua opera sui dodici Cesari. Fornisce dettagli sulle congiure, i presagi e le ultime parole di Cesare.
2. Marco Tullio Cicerone – Filippiche e Lettere ad Attico (Epistulae ad Atticum)
Sebbene Cicerone non descriva direttamente l’assassinio, nelle Filippiche e nelle Lettere ad Attico commenta il clima politico prima e dopo la morte di Cesare, esprimendo il suo giudizio sui congiurati.
3. Tito Livio – Ab Urbe Condita (perduto, ma citato da altri autori)
La narrazione dell'episodio nel suo grande racconto della storia di Roma è andata perduta, ma frammenti e riferimenti sopravvivono in altre fonti.
4. Velleio Patercolo – Historiae Romanae (II, 56-58)
Sintetizza l’evento con un giudizio critico sulla tirannia di Cesare e sulla reazione del Senato.
5. Lucio Anneo Seneca – De Clementia e De Vita Beata
Fa riferimento all’assassinio di Cesare in contesti filosofici, discutendo il concetto di tirannicidio.
6. Appiano di Alessandria – Bellum Civile (II, 110-147)
Sebbene scriva in greco, è una fonte fondamentale della tradizione romana. Descrive dettagliatamente la congiura e le conseguenze della morte di Cesare.
Fonti greche
1. Plutarco – Vita di Cesare (in Vite Parallele)
Una delle descrizioni più dettagliate della congiura, delle profezie, della scena del delitto e delle sue conseguenze.
2. Cassio Dione – Historia Romana (Libro 44)
Fornisce una versione molto dettagliata dell'evento e delle sue implicazioni politiche.
3. Nicola di Damasco – Bios Kaisaros
Un’opera meno nota, ma importante per i dettagli sulla congiura. È una delle fonti usate da altri storici romani.
Queste fonti, prese insieme, offrono una visione ampia e spesso differente degli eventi, con interpretazioni che vanno dal tragico al politico, dal filosofico al propagandistico.
Le statue parlanti di Roma sono un gruppo di statue utilizzate fin dal XVI secolo dai cittadini romani per esprimere in modo anonimo critiche politiche e sociali attraverso messaggi satirici, chiamati "pasquinate". Questi scritti venivano attaccati alle statue, permettendo ai romani di manifestare il loro dissenso senza paura di ripercussioni dirette.
Ecco le principali statue parlanti:
1. Pasquino
La più famosa delle statue parlanti.
Situata vicino a Piazza Navona, è un frammento di un'antica statua, probabilmente del III secolo a.C.
Da essa prende nome il termine "pasquinata", sinonimo di satira pungente.
Durante il periodo papale, era il punto principale dove venivano affissi scritti satirici contro il potere ecclesiastico e politico.
2. Marforio
Una statua colossale di un dio fluviale o di Nettuno, oggi conservata nei Musei Capitolini.
Spesso "dialogava" con Pasquino in una sorta di botta e risposta satirico.
Usata per ironizzare sulle decisioni dei papi e dei governanti.
3. Madama Lucrezia
Un busto femminile tardo-romano situato vicino Piazza Venezia.
Il nome deriva forse da Lucrezia d'Alagno, amante di Alfonso V d'Aragona.
Usata per esprimere critiche sulla condizione delle donne e sulla politica del tempo.
4. Il Facchino
Una statua raffigurante un uomo che versa acqua da una botte, situata in Via Lata.
Rispetto alle altre, è più recente (XVI secolo) e rappresenta un acquaiolo, figura tipica di Roma.
Le sue pasquinate erano meno politiche e più legate alla vita quotidiana del popolo.
5. Abate Luigi
Una statua romana raffigurante un uomo togato, situata in Piazza Vidoni.
Il nome deriva dal fatto che somigliava a un severo ecclesiastico.
Le sue iscrizioni erano solitamente riflessioni morali o critiche ai costumi della società.
6. Babuino
Una statua raffigurante un sileno (essere mitologico legato a Dioniso), situata in Via del Babuino.
Il suo aspetto grottesco gli ha fatto guadagnare il nome "Babuino", come il primate.
Le sue pasquinate erano tra le più feroci contro il potere ecclesiastico.
Importanza delle Statue Parlanti
Ancora oggi, le statue parlanti rappresentano un simbolo della libertà di espressione a Roma. Anche se le pasquinate hanno perso l'importanza che avevano in passato, ogni tanto ancora compaiono messaggi satirici attaccati a Pasquino o ad altre statue.
Giordano Bruno venne condannato a morte dall’Inquisizione romana e arso sul rogo il 17 febbraio 1600 a Campo de' Fiori, a Roma. Le accuse contro di lui erano principalmente di natura teologica e filosofica, ritenute eretiche dalla Chiesa cattolica.
Capi d'accusa principali
L'atto ufficiale del processo è andato perduto, ma grazie a documenti parziali e resoconti successivi, possiamo ricostruire i principali punti dell’accusa:
1. Negazione della Trinità e dell'Incarnazione di Cristo
Bruno sosteneva concezioni panteistiche e negava la distinzione tra Dio e il mondo creato.
Rifiutava l'idea che Cristo fosse Dio incarnato.
2. Eresia sulla natura di Dio e dell'universo
Proponeva una concezione dell'universo infinito, popolato da infiniti mondi, il che contrastava con la cosmologia aristotelico-tolemaica sostenuta dalla Chiesa.
Sosteneva che Dio si manifestasse nell’intero universo, avvicinandosi a una visione panteistica.
3. Negazione della transustanziazione e della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia
Respingeva la dottrina cattolica secondo cui il pane e il vino si trasformano realmente nel corpo e nel sangue di Cristo.
4. Critica ai dogmi e all'autorità della Chiesa
Era contrario alla gerarchia ecclesiastica e alla sua autorità dogmatica.
Difendeva la libertà di pensiero e il diritto di interpretare liberamente le Scritture.
5. Accettazione di pratiche magiche ed esoteriche
Aveva interessi in discipline esoteriche, magia naturale e cabala, il che destò sospetti di stregoneria.
6. Fatalismo e metempsicosi (trasmigrazione delle anime)
Sosteneva che le anime potessero reincarnarsi, in contrasto con la dottrina cristiana della resurrezione dei corpi.
Processo e Condanna
Bruno fu arrestato a Venezia nel 1592 su denuncia dell’ex amico Giovanni Mocenigo e consegnato all’Inquisizione romana. Il suo processo durò sette anni, sotto il pontificato di Clemente VIII.
Nel febbraio 1600, fu dichiarato eretico impenitente perché rifiutò di abiurare le sue idee. Secondo alcune fonti, alla lettura della sentenza avrebbe risposto: "Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla."
Venne giustiziato il 17 febbraio 1600 a Campo de’ Fiori, e le sue opere furono inserite nell’Indice dei libri proibiti.
San Paolo di Tarso, noto anche come l'Apostolo delle Genti, è una delle figure più importanti del cristianesimo primitivo. Nato a Tarso, in Cilicia (attuale Turchia), tra il 5 e il 10 d.C., era un ebreo della tribù di Beniamino e un cittadino romano. Inizialmente, con il nome di Saulo, fu un fervente persecutore dei cristiani, convinto sostenitore della legge mosaica.
La sua vita cambiò radicalmente durante il viaggio verso Damasco, quando ebbe una visione di Gesù risorto che lo convertì al cristianesimo. Da quel momento, adottò il nome di Paolo e dedicò la sua vita alla predicazione del Vangelo, viaggiando attraverso l'Asia Minore, la Grecia e Roma.
Scrisse numerose lettere, raccolte nel Nuovo Testamento, che costituiscono una parte fondamentale della dottrina cristiana. Paolo si concentrò sulla diffusione del messaggio cristiano tra i pagani, enfatizzando la salvezza per fede in Cristo piuttosto che per il rispetto della legge ebraica.
Secondo la tradizione, fu martirizzato a Roma intorno al 64-67 d.C. sotto l'imperatore Nerone, probabilmente decapitato. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica, ortodossa e da molte confessioni protestanti. La sua festa liturgica si celebra il 29 giugno, insieme a quella di San Pietro.
L'arresto di San Paolo a Gerusalemme, il suo trasferimento a Roma e il viaggio che ne seguì sono eventi centrali nella sua biografia, narrati negli Atti degli Apostoli. Ecco i principali dettagli:
L'arresto a Gerusalemme
Paolo fu arrestato durante una visita a Gerusalemme, probabilmente intorno al 57 d.C. mentre si trovava nel Tempio. Alcuni giudei della diaspora lo accusarono di aver profanato il luogo sacro portandovi dei gentili e di insegnare contro la legge mosaica. Questo provocò una sommossa, e Paolo rischiò di essere linciato. Fu salvato dall'intervento del comandante romano Claudio Lisia, che lo arrestò per proteggerlo e chiarire le accuse.
Paolo si difese davanti al Sinedrio e affermò la sua fede nella resurrezione dei morti, causando una divisione tra i farisei e i sadducei. Poiché la situazione rimaneva tesa, il comandante decise di inviarlo sotto scorta a Cesarea Marittima, sede del governatore romano, per un processo più imparziale.
Il processo a Cesarea e il ricorso a Cesare
A Cesarea, Paolo fu processato davanti ai governatori romani Felice e poi Festo, e in presenza del re Agrippa II. Nonostante le accuse dei suoi oppositori giudei, non furono trovate prove sufficienti per condannarlo. Tuttavia, Paolo si appellò al diritto di cittadino romano, chiedendo di essere giudicato direttamente dall'imperatore a Roma. Questa mossa fu strategica: gli permise di sfuggire alle minacce di morte da parte dei giudei e di portare il Vangelo nella capitale dell'impero.
Il viaggio verso Roma
Il viaggio verso Roma, narrato negli ultimi capitoli degli Atti degli Apostoli, fu lungo e avventuroso. Paolo fu imbarcato come prigioniero su una nave diretta in Italia, accompagnato da altri prigionieri e dalla guardia romana.
Durante il viaggio, affrontò: Un naufragio a Malta: La nave naufragò a causa di una tempesta. Gli occupanti riuscirono a salvarsi e trovarono rifugio sull'isola di Malta, dove Paolo compì miracoli, tra cui guarire i malati e sopravvivere al morso di una vipera. Una lunga sosta a Malta: Paolo rimase tre mesi sull'isola, predicando e guadagnandosi la stima degli abitanti.
Dopo aver lasciato Malta, arrivò finalmente a Roma, dove fu posto agli arresti domiciliari in attesa del processo. Durante questo periodo, continuò a predicare il Vangelo e a scrivere lettere che sarebbero diventate fondamentali per il cristianesimo.
Il significato del viaggio
Il viaggio di Paolo verso Roma non fu solo un trasferimento fisico, ma rappresentò l'espansione del cristianesimo fino al cuore dell'Impero Romano, dimostrando la determinazione e il coraggio dell'apostolo nel diffondere il messaggio di Cristo.
Il processo di San Paolo a Roma
San Paolo arrivò a Roma intorno al 60 d.C. dopo il suo avventuroso viaggio attraverso il Mediterraneo. Fu posto agli arresti domiciliari, ma gli fu concesso di ricevere visitatori e continuare la sua attività di predicazione. Durante questo periodo, scrisse alcune delle sue lettere più importanti, conosciute come "Lettere della prigionia" (tra cui Filippesi, Filemone, Colossesi ed Efesini).
Il processo a Roma non è descritto dettagliatamente nel Nuovo Testamento, ma è possibile ricostruirlo in parte. Essendo cittadino romano, Paolo aveva il diritto di essere giudicato davanti all'imperatore. Probabilmente fu accusato di turbativa dell'ordine pubblico e di promuovere una religione non riconosciuta ufficialmente dall'Impero.
Le fonti suggeriscono che, nel suo primo processo, Paolo possa essere stato assolto o liberato per mancanza di prove solide, poiché era evidente che le accuse provenivano da rivalità religiose interne al giudaismo. Questo gli permise di continuare la sua missione per un periodo.
La seconda prigionia e l'esecuzione
Dopo alcuni anni di libertà, Paolo fu arrestato nuovamente, probabilmente durante le persecuzioni contro i cristiani ordinate dall'imperatore Nerone, in seguito al grande incendio di Roma del 64 d.C. A quel punto, il cristianesimo era diventato una religione sospetta e malvista.
Durante questa seconda prigionia, Paolo fu trattenuto in condizioni molto più dure rispetto alla precedente detenzione. Scrisse la Seconda Lettera a Timoteo, che riflette la consapevolezza della sua imminente fine e il desiderio di rimanere fedele alla sua missione fino alla morte.
Secondo la tradizione cristiana, Paolo fu condannato a morte e giustiziato a Roma intorno al 67 d.C. Come cittadino romano, ebbe il privilegio di una morte meno cruenta rispetto alla crocifissione: fu decapitato con la spada.
Luogo dell'esecuzione e sepoltura
La tradizione identifica il luogo della sua esecuzione con l'attuale Abbazia delle Tre Fontane a Roma, chiamata così perché, secondo la leggenda, la sua testa rimbalzò tre volte a terra, facendo sgorgare tre sorgenti.
Paolo fu sepolto sulla via Ostiense, e successivamente, sul suo luogo di sepoltura, fu costruita la Basilica di San Paolo fuori le Mura, una delle più importanti chiese cristiane.
Significato della sua morte
La morte di Paolo segnò il compimento della sua missione: testimoniare Cristo fino alla fine. Il suo martirio, insieme a quello di Pietro, fu un evento cruciale per consolidare il cristianesimo a Roma, il centro dell'Impero, e per diffondere il messaggio evangelico in tutto il mondo. Oggi Paolo è venerato come uno dei principali pilastri della fede cristiana.
San Pietro, uno dei dodici apostoli di Gesù e il primo papa della Chiesa cattolica, ebbe una vita intensa e significativa dopo la morte e resurrezione di Cristo. La sua missione fu centrale nello sviluppo del cristianesimo nascente. Ecco una panoramica della sua vita, con un focus sul periodo a Roma:
Dopo la morte di Cristo:
1. Ruolo nella Chiesa primitiva:
Dopo la resurrezione, Pietro assunse un ruolo di guida tra gli apostoli.
Fu il primo a riconoscere pubblicamente Gesù come il Messia e il Figlio di Dio (Matteo 16,16), ricevendo da Cristo il mandato: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Matteo 16,18).
Durante la Pentecoste, Pietro predicò con coraggio e convertì migliaia di persone (Atti 2,14-41).
2. Viaggi missionari:
Pietro viaggiò in varie regioni per diffondere il Vangelo, inclusa Antiochia, dove si dice abbia servito come primo vescovo.
Partecipò al Concilio di Gerusalemme (circa 49 d.C.), dove si discusse l’integrazione dei gentili nella Chiesa.
San Pietro a Roma:
1. Arrivo a Roma:
Non esistono fonti precise su quando Pietro arrivò a Roma, ma si presume che giunse intorno al 42-50 d.C., durante le sue missioni.
La tradizione cristiana afferma che guidò la comunità cristiana di Roma, considerata la più importante tra le prime Chiese.
2. Ruolo come vescovo di Roma:
A Roma, Pietro svolse un ministero di predicazione e guida spirituale.
La Chiesa cattolica lo riconosce come il primo papa, ponendo le basi della successione apostolica.
3. Conflitto con le autorità romane:
Durante il regno dell'imperatore Nerone (54-68 d.C.), Pietro e i cristiani furono perseguitati.
Nerone accusò i cristiani di aver provocato l’incendio di Roma (64 d.C.), portando a una brutale repressione.
Martirio di San Pietro:
1. Arresto e condanna:
Pietro fu arrestato e condannato a morte durante le persecuzioni neroniane.
Secondo la tradizione, fu crocifisso intorno al 64-67 d.C.
2. Crocefissione capovolta:
La tradizione, riportata da autori come Origene ed Eusebio di Cesarea, narra che Pietro chiese di essere crocifisso a testa in giù, ritenendosi indegno di morire come Gesù.
La crocifissione avvenne probabilmente sul colle Vaticano.
Tomba di San Pietro:
1. Sepoltura:
Dopo il martirio, Pietro fu sepolto in una necropoli situata sotto l'attuale Basilica di San Pietro.
Gli scavi archeologici condotti sotto la basilica hanno confermato l’esistenza di una tomba venerata sin dai primi secoli come quella dell’apostolo.
2. Basilica di San Pietro:
La basilica fu costruita nel IV secolo dall'imperatore Costantino sopra il luogo della sua tomba e successivamente ricostruita nella forma attuale.
Eredità di San Pietro:
San Pietro è considerato il fondatore della Chiesa romana e simbolo dell’unità della fede cristiana.
La sua vita e il suo martirio a Roma hanno dato origine alla centralità della città come sede del papato.
La sua figura continua a ispirare la fede cristiana come esempio di guida, fede e sacrificio.
Questa sintesi si basa su tradizioni cristiane, testi biblici e fonti storiche antiche.